Una ricerca sul femminismo degli anni Settanta e Novanta tra ambito locale e ambito internazionale

Un primo censimento delle fonti

a cura di
Elda Guerra e Alessandra Allegrini

con la collaborazione di
Valentina Greco

L’Associazione “Orlando” ha avviato, a partire dalla fine del 2004, un progetto pluriennale di ricerca sulle culture politiche delle donne in età contemporanea, con una focalizzazione specifica sul femminismo nell’ultimo trentennio del secolo.

Metodologia privilegiata di questo primo passaggio è stato il censimento e l’esplorazione dei fondi posseduti dall’Associazione “Orlando” e conservati presso il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne, in particolare presso la sua biblioteca. Il recente trasferimento di quest’ultima e di una serie di attività, strutture e servizi del Centro presso la sede dell’ex-convento di S. Cristina ha costituito l’occasione per procedere ad una ricognizione complessiva del patrimonio documentario e alla formulazione di un ulteriore progetto, l’Archivio storico, volto alla sua valorizzazione e pubblicizzazione.
La nuova iniziativa è andata sempre più intrecciandosi con il progetto già in corso di realizzazione di una Biblioteca Digitale, volto allo sviluppo digitale, secondo le tendenze in atto nell’intero sistema bibliotecario nazionale e internazionale, di monografie, periodici, fotografie, manifesti, non book materials, relativi alla memoria storica, culturale, politica e sociale delle donne italiane e dei loro movimenti dall’Ottocento ad oggi. Sviluppo della biblioteca e avvio del processo per l’apertura dell’archivio storico (con il trasferimento su supporto informatico e la progressiva digitalizzazione dei documenti più rilevanti in esso conservati) sono venuti così a costituire le due facce di un lavoro di ricerca storica e archivistica che si pone l’obiettivo di mettere a disposizione di un pubblico sempre più vasto e differenziato un patrimonio significativo di conoscenza dell’esperienza storica femminile e, al tempo stesso, di salvaguardarlo secondo le tecniche disponibili per impedirne la dispersione e – nel caso dei materiali più fragili (registrazioni sonore, ciclostilati, ecc…) – la vera e propria perdita.

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1. La ricerca storiografica: un quadro in movimento

Il desiderio di rendere visibile, accessibile e duraturo nel tempo questo vasto patrimonio costituito da testi scritti, voci (registrazioni di interviste e di convegni), immagini (manifesti, fotografie, filmati) è stata la prima ragione che ci ha portate a programmare questa attività. Tale scelta ha poi trovato ulteriore motivazione per il fatto che è venuta a coincidere con la specifica congiuntura della ripresa del dibattito sul neofemminismo e sulla possibilità di scriverne la storia per il quale rinviamo al saggio di Elda Guerra, Feeminismo/femminismi: appunti per una storia da scrivere (file pdf), che rappresenta un primo esito del nostro percorso di ricerca.

E’ noto che, in specifico, nella situazione italiana ci troviamo di fronte ad un’assenza, ad un vuoto di ricostruzione storica. Dopo una prima stagione avviatasi intorno alla metà degli anni ’80 che ha dato luogo a prime ricerche documentarie, a storie di singoli gruppi, a numeri specifici di riviste, a primi saggi di riflessione ed interpretazione la ricerca per più di un decennio è sembrata fermarsi. Non sono mancate alcune importanti eccezioni, ma non è proseguito il lavoro capillare – città, per città, gruppo per gruppo – di ricostruzione di percorsi ed intrecci e di raccolta della memoria delle singole attraverso interviste. Un primo importante segnale di ripresa è venuto a partire dall’ingresso nel nuovo millennio dalla pubblicazione di una collana non a caso intitolata Letture di archivio, promossa dalla Fondazione Elvira Badaracco e dagli Archivi Riuniti delle donne di Milano e diretta da Lea Melandri. L’idea di fondo di questa collana è la pubblicazione di materiali grigi, difficilmente rintracciabili accompagnati da ampie introduzioni di lettura e rilettura dei contesti e delle vicende che li hanno prodotti.

Un dibattito interessante si è sviluppato in uno specifico workshop svoltosi nel corso della IV Conferenza di ricerca femminista, svoltasi a Bologna nel 2000. In esso è emersa la necessità di un confronto internazionale per cogliere analogie e differenze di un movimento che ha segnato profondamente le relazioni di genere, gli assetti culturali e simbolici dell’ultimo trentennio del XX secolo: confronto internazionale tanto più necessario oggi nella prospettiva dell’Europa allargata. La discussione si è soffermata sul difficile rapporto tra la memoria della generazione di donne che ne è stata protagonista e la possibilità di una ricostruzione che, senza cancellare o oggettivare le diverse soggettività, fosse in grado di misurarsi con i più ampi contesti storici, l’analisi critica, il confronto con le fonti coeve. Come hanno scritto Linda Gordon e Rosalyn Baxandall nell’introduzione di un’altra importante raccolta documentaria relativa al neofemminismo statunitense: “Women’s liberation was the largest social movement in the history of the U.S. Yet at the and of the twentieth century, very had been written that examines the movement’s breath and variety, and no publication presents the movement both in historical perspective and in the voices of its own activists” (Rosalyn Baxandall., Linda Gordon L. (eds.), Dear Sisters. Dispatches from the women’s liberation movement, New York, Basic Books 2000 p.1).

Importante è stato poi il confronto con generazioni più giovani, rispetto alle quali sembra essere intervenuta – in questa assenza di ricostruzione storica – anche una frattura nella trasmissione della memoria, in una sorta di ripetizione rispetto a quanto era avvenuto per la prima fase del movimento delle donne, quella d’inizio secolo. In un saggio sulle forme del backlash, vale a dire di contraccolpo, che secondo molte studiose ha coinvolto il femminismo contemporaneo, Sylvia Walby istituisce una comparazione tra gli anni Venti e gli anni Novanta del Novecento e scrive: “While is now clear that political activity by women did continue throughout the period between 1920 and 1968, which is the conventional gap, many of these women did not call themselves feminist (…) .So am I sayng that backlash was unsuccesfull, that feminism did continue despite it? The answer is both yes and no. Feminism did continue, but backlash changed the way that women organized and described themselves, and the campaigns could more easily continue.” (Sylvia Walby, Backlash in Historical Context, in Mary Kennedy, Cathy Lubelska, Val Walsh (eds.), Making Connections: Women’s Studies, Women’s Movements, Women’s Lives, S. Walby, 1993, p.85).
Sono parole utili per comprendere la situazione contemporanea.
Secondo i risultati di ricerche recenti, tra cui una prima indagine sulle “Gender Transformations” condotta all’interno del Centro di Documentazione delle donne di Bologna l’aggettivo/sostantivo femminista appare un difficile termine di autoidentificazione per donne appartenenti alle più giovani generazioni. Nella formazione di questa attitudine hanno certamente giocato le rappresentazioni sociali diffuse del neofemminismo, quelle rappresentazioni, costruite in particolare attraverso i mass- media che ne hanno messo in evidenza gli aspetti più eclatanti delle manifestazioni e dei gesti, oscurando quanto stava dietro a slogan e striscioni: in particolare il processo di autocoscienza, vale a dire la grande invenzione del femminismo contemporaneo.

Lo scarso sviluppo degli studi e gli stessi processi di formazione del senso comune e della memoria collettiva hanno condotto, dunque, ad un vuoto di conoscenza, vuoto avvertito dalle donne più giovani che, soprattutto negli ultimi anni, partecipano numerose e interessate alle occasioni che sono loro offerte per comprendere il passato recente, quel passato che ha segnato profondamente vicende e traiettorie biografiche della generazione dei padri e delle madri.

Esempio di questa nuova domanda è stata La Scuola estiva di storia delle donne promossa dalla Società italiana delle storiche nell’agosto del 2004 su “La sfida del femminismo ai movimenti degli anni Settanta”.

La Scuola, come è nelle sue tradizioni, si rivolgeva a donne diverse, giovani e meno giovani, ancora impegnate in un percorso di studi o già inserite nel lavoro.

Il tema proposto ha avuto una risonanza immediata: in pochissimo tempo sono state raccolte oltre novanta iscrizioni che hanno superato il numero originariamente previsto, e di queste l’ottanta per cento era rappresentato da giovani con un’età compresa tra i 19 e i 30 anni.

Anche in questo caso il nodo storia e memoria è stato centrale, assieme a quello del rapporto del femminismo con il contesto storico degli anni ’70, o a quello della sua periodizzazione: anche il movimento delle donne è finito nella difficile conclusione di decennio, o è andato oltre dando luogo a nuove forme di aggregazione e di presenza delle donne sulla scena pubblica?

Di fronte a questo come ad altri interrogativi è emersa l’importanza di avviare nuove ricerche, incrociando lo sguardo tra diverse generazioni, recuperando memorie individuali e collettive, aprendo e riordinando i tanti materiali che fortunatamente, pur nel silenzio della ricerca, si sono accumulati nel corso degli ultimi trent’anni del secolo scorso. Il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne di Bologna è parte integrante di questa vicenda per la rilevanza della sua stessa storia, in una storia complessiva del neofemminismo, e per il suo essere un luogo in cui si è sedimentato uno straordinario corpus di fonti documentarie.

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2. Storia di un archivio

Quando è stato possibile riaprire le porte dei magazzini della ditta di trasporti dove per diversi anni, a causa della mancanza di spazi adeguati, le carte erano rimaste sepolte non ci aspettavano di essere travolte da esse. Sapevamo – lo ricordavamo e lo avevamo scritto più volte – di possedere un archivio importante, ma la memoria soggettiva di chi lo era andato man mano costruendo ne aveva ridimensionato la mole, quasi a negare il tanto tempo trascorso dalle prime discussioni intorno all’idea di creare un centro delle donne, mentre lo sguardo “ingenuo” delle più giovani che ancora non avevano avuto a che fare con quelle carte si sorprendeva felicemente di fronte alla loro quantità.

Ci siamo trovate davanti oltre 600 cartoni contenenti in parte materiali relativi alla storia del movimento politico delle donne nell’ultimo trentennio, in parte materiali relativi alla storia stessa del Centro di Ricerca, Documentazione e Iniziativa delle Donne di Bologna e dell’Associazione “Orlando” che lo ha gestito. Sul piano della ricerca storica le due parti risultano strettamente intrecciate in quanto la storia del Centro bolognese e di “Orlando” costituiscono per l’insieme delle parole, delle elaborazioni, delle pratiche che in esso hanno trovato inizio e continuità, per le figure e le relazioni che lo hanno fatto vivere e lo hanno attraversato un capitolo significativo del femminismo contemporaneo.

L’archivio ne è stata l’ombra silente che ha accompagnato l’intera vicenda. Fin dall’inizio, infatti, si è scelto di accumulare memoria, di non cancellare le tracce di quanto si andava facendo.

Esso si è andato così via via formando a partire dalla fine degli ’70 con i primi documenti sull’ideazione e fondazione del Centro delle donne e sul dibattito che portò alla costituzione formale – avvenuta nel 1983 – dell’Associazione “Orlando”. Troviamo qui, in questo percorso documentario, un primo elemento di originalità della vicenda locale nel più vasto contesto internazionale: l’invenzione di un peculiare rapporto tra affermazione di un’autonoma soggettività femminile e rapporto con le istituzioni. La scelta compiuta dal gruppo originario delle fondatrici fu, in quella congiuntura, una scelta legata al fatto di volere costituire uno “spazio”, visibile e duraturo nel tempo. L’invenzione fu quella di un soggetto privato – un’associazione di donne- che in convenzione con il Comune era responsabile di un luogo pubblico non tanto nei termini della gestione di un servizio, ma in quelli più forti e incisivi della creazione di uno spazio della sfera pubblica in cui potessero esprimersi e sedimentarsi esperienza, cultura, pensiero femminili.

Da quel primo inizio l’archivio è cresciuto in una molteplicità di direzioni.

La ricerca realizzata alla fine degli anni Ottanta sul movimento delle donne in Emilia Romagna ha segnato un passaggio fondamentale. Questo censimento ha consentito di recuperare il fondo a quel tempo raccolto e farne un inventario allo stato attuale.

Il fondo “Il movimento delle donne in Emilia Romagna” e gli archivi personali
Parte fondamentale del fondo è rappresentata da materiale sonoro. Sono complessivamente 50 cassette corrispondenti ad altrettante interviste per più di 90 ore di registrazione, contenenti interviste individuali a storia di vita rivolte a donne protagoniste del movimento delle donne in Emilia Romagna negli anni Settanta, e una serie di colloqui relativi alla storia dei diversi gruppi. Alle cassette si aggiungono le trascrizioni allora compiute che coprono gran parte del materiale sonoro, ma non lo esauriscono. La scelta fatta nel corso di quella ricerca fu quella di realizzare una serie di Dossier personali, vale a dire singoli fascicoli o serie di fascicoli che assieme alle cassette, all’eventuale trascrizione dell’intervista accompagnata da una scheda biografica, contenessero documenti, fotografie, materiali donati dalle stesse donne intervistate. Sarebbe stato possibile in tal modo non solo raccogliere un importante documentazione cartacea, ma rilevare letture, costruire una biblioteca virtuale delle letture più diffuse, dei documenti ricorrenti o invece di quelli rimasti confinati in circolazioni più ristrette. In alcuni casi sono stati donati interi archivi personali che hanno reso possibile raccogliere manifesti, volantini diffusi a livello locale o nazionale, rassegne stampa costruite dalle donne o dai gruppi, recuperare o completare la raccolta di intere di singoli numeri o intere collezioni di riviste: da Donne è bello, ai primi numeri di Sottosopra, alla collezione di Effe, tutti donati da Tina Magnano. Il fondo costituisce dunque una sorta di stratificazione della memoria, i materiali conservati nell’archivio hanno già prodotto una prima riflessione sulle stratificazioni del tempo, sulle possibilità di sguardi incrociati con cui leggere e rileggere le carte, ascoltare e riascoltare le voci. Le carte, infatti, la documentazione cartacea (volantini, giornali…) rimandano agli anni ’70, le voci invece già ad un tempo della memoria e della narrazione rievocativa vale dire il tempo in cui sono state prodotte quello della seconda metà degli anni ’80.

Centri e reti delle donne negli anni Ottanta
Un secondo passaggio di grande interesse è stata la rete di relazioni che il Centro Bolognese e l’Associazione “Orlando” ha intessuto sul piano nazionale e internazionale.

Si giunge così, in questo viaggio virtuale attraverso le carte, agli anni ’80, che nel caso italiano, hanno segnato la nascita in tante parti del paese di centri, case, luoghi di donne. L’archivio ne porta una traccia consistente nelle decine di cartoni relativi ai singoli centri, nati in quella congiuntura in parte ancora attivi, in parte invece scomparsi. Si tratta di centinaia di documenti contenenti presentazioni, programmi di attività, scelte compiute. In questa prima fase sono stati censiti complessivamente quaranta fascicoli, che nella semplice elencazione rappresentano in modo evidente la diffusione capillare di questi spazi femminili lungo la penisola, indicarne le differenti tipologie: dalle Librerie delle donne, ai centri di documentazione, di studio o di espressione artistica, alle case delle donne, ai diversi centri di iniziativa sociale e politica. Vocazioni differenti, differenti forme istituzionali, differenti filoni del femminismo, differenti femminismi vanno a costituire la geografia assai variegata e complessa di una soggettività femminile in movimento nel corso dell’intero decennio, la cui storia è ancora completamente da scrivere.

Diamo un primo elenco, precisando che tutti i documenti contenuti nei singoli fascicoli appartengono agli anni Ottanta:

“Biblioteca delle donne” – Ancona
“Centro Studi Condizione della Donna” – Napoli
“Dimensione Donna” Circolo territoriale A.R.C.I. – Como
“Cooperativa della donna Adelina Crimella” – Rovereto
“Centro di Documentazione e Informazione della Donna” – Bolzano
“Centro di Documentazione della Donna” ISIS – Roma
“Collettivo Femminista L’Erbagatta” – Cuneo
“Coordinamento Donna Lavoro Cultura” – Genova
“Centro di Documentazione delle Donne ‘La Strea’” – Bergamo
“Centro di Documentazione Donna del Centro Sociale contro l’emarginazione giovanile” -Brindisi
“Cooperativa Quotidiano Donna Distribuzione” – Milano
“Centro Culturale Virginia Woolf”- Roma
“Casa delle donne” – Torino
“Centro culturale delle donne ‘Mara Meoni’”- Siena
“Centro di Documentazione delle Donne” – Pisa
“La Libreria delle donne” – Firenze
“Associazione culturale ‘Il filo di Arianna’” – Verona
“La Biblioteca delle donne”- L’Aquila
“Centro Donna” – Grosseto
“Centro Documentazione Donna ‘L’acqua in gabbia’” – Pordenone
“Centro Donna” – Jesi
“Centro Donna Associazione ‘In altri termini’” – Jesi (Ancona)
“Centro studi, documentazione e ricerca sulla donna” – Caserta
“Centro documentazione Cinema donna”- Milano
“Centro Donna Comune di Venezia” -Venezia Mestre
“Collettivo autodeterminazione donna. Centro della donna” – Brescia
Coop. “La Tarantola”, Libreria delle donne, Centro studi e documentazione sulla condizione femminile – Cagliari
“Gruppo comunicazione visiva” – Genova
GRIFF Gruppo di Ricerca sulla famiglia e la condizione femminile – Università degli Studi di Milano
“Istituto universitario orientale archivio delle donne” – Napoli
D.W.F. Donnawomenfemme – Roma
Associazione per la pace – Roma
Coordinamento ARCI Donna – Roma
“Centro donna” – Livorno
“Centro documentazione donna” – Ferrara
“Centro documentazione donna” – Rimini
“Casa delle donne” – Modena

In questa geografia variabile si sono intrecciati scambi, costruite reti, organizzati incontri seminari, convegni. Le donne del Centro di Bologna e di “Orlando” sono state parte attiva e propositiva delle nuove reti femminili che si stavano man mano formando: da qui, da questa presenza continua un’altra parte dell’archivio: le decine di cartoni contenenti materiali relativi alla preparazione e realizzazione di questi incontri. Ricordiamo in particolare il convegno “Le donne al centro politica e cultura dei centri delle donne negli anni ’80” (file pdf) svoltosi a Siena nel settembre del 1985.
Per alcune di noi del gruppo di ricerca si è trattato di riascoltare nel tempo presente le voci allora raccolte, in qualche caso la propria stessa voce; per altre, più giovani, è stata un’occasione unica poter toccare con mano documenti di un passato ancora così vivo.

Questa riflessione, che va oltre il censimento, suggerisce un metodo per la ricerca che, oltre a valorizzare la documentazione contenuta nell’archivio, permetta di trarre nuovi spunti di riflessione dalle stratificazioni del tempo cogliendone con lo sguardo dell’oggi e quello delle più giovani ricercatrici passaggi, snodi, visioni che erano state consegnate, in parte, alle carte coeve, in parte, a quelle che si sono contemporaneamente e successivamente accumulate nel corso degli anni.

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3. Una conclusione provvisoria: per una galleria di immagini

Per concludere questo primo censimento delle fonti della cultura politica delle donne conservate nell’Archivio presentiamo una piccola parte del ricco patrimonio iconografico che costituisce un’altra straordinaria fonte, testimonianza non soltanto delle iniziative svolte dal Centro in questi anni, ma anche dello sforzo creativo che sempre ha accompagnato quel percorso.

Abbiamo suddiviso i manifesti in quattro filoni emblematici della soggettività delle donne e delle forme della sua espressione nel corso di quel decennio: politica e pensiero delle donne, corpo e corpi, scambi internazionali e generare e trasmettere cultura delle donne. Abbiamo scelto di chiudere questa prima galleria con il manifesto realizzato per l’otto marzo 1989 che porta il titolo del progetto programma dell’Associazione “Orlando” relativo a quegli anni, un titolo che costituisce la cifra materiale e simbolica anche del lavoro avviato con l’Archivio storico e con questa prima ricognizione.

Tutti i manifesti sono stati elaborati da donne dell’Associazione “Orlando” per incontri, seminari, convegni promossi nel corso della gestione del Centro di documentazione delle donne, a volte singolarmente, a volte in collaborazione con altri gruppi di donne, a volte con altri enti ed istituzioni.

Li elenchiamo con l’accompagnamento di una breve descrizione.

1) Politica e pensiero delle donne

VisibilitàCentro di Documentazione delle Donne
Visibilità
26 febbraio 1986. Luoghi delle donne: scelte e scambi. Un incontro tra gruppi femministi.
27 febbraio 1986. Preferenze alle donne: programmi e pratiche. Un incontro con le elette.
Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera 4, Bologna.

Il pensiero politico delle donne: la singola e il genereIl pensiero politico delle donne: la singola e il genere
Seminario itinerante Bologna -Torino – Modena, 13 aprile 1989,
Casa delle donne, Modena

Teorie del femminismo made in U.S.ACentro di Documentazione delle Donne, Università degli studi di Bologna
Teorie del femminismo made in U.S.A.
25 novembre 1992, Aula Magna di S. Lucia, Bologna.

2) Corpo e corpi

I tumori alla mammella: riabilitazione
Centro di Documentazione delle Donne, Agorà cooperativa medica, Librellula-Libreria delle donne
I tumori alla mammella: riabilitazione
14 marzo 1986, Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera 4, Bologna.

Libertà FemminileCentro di Documentazione delle Donne, Associazione Lavinia Fontana
Libertà Femminile
Autodeterminazione delle donne e Legge 194

21 marzo 1989, Sala dei Notai, Via de’ Pignattari 1 Bologna

Inviolabilità del corpo femminile e diritto sessuato
Centro di Documentazione delle Donne, Gruppo Donne di Via Polese
Inviolabilità del corpo femminile e diritto sessuato
a proposito della legge sulla violenza sessuale

14 gennaio 1989, Sala dei Notai, Via de’ Pignattari 1 Bologna

3) Scambi internazionali

Discussione sul Forum di NairobiCentro di Documentazione delle Donne
Esiste un movimento delle donne nel mondo? Discussione sul Forum di Nairobi
8 maggio 1986, Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera 4, Bologna

campo di pace delle donne nel Libano
Centro di Documentazione delle Donne – Comune di Bologna
Costruiamo un campo di pace delle donne nel Libano. Non ci basta dire Basta
25 maggio 1987, Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera 4, Bologna

Da Chernobyl al GolfoCentro di Documentazione delle Donne – Comune di Bologna – con il patrocinio della Provincia di Bologna
Da Chernobyl al Golfo. Le donne riflettono su Scienza, Potere, Coscienza del limite
22 Aprile 1991, Sala dello Zodiaco, via Zamboni 13, Bologna

4) Generare e trasmettere cultura delle donne

Niente cade dal cieloCentro di documentazione, ricerca, iniziativa delle donne
Niente cade dal cielo. Cinque registe tedesche.
Rassegna cinematografica, incontri con le registe, seminari sul tema: identità femminile/cinema/storia
Bologna 10-16 maggio 1982, Cinema Tiffany

Project 8Centro di Documentazione delle Donne
Project 8. Generare e trasmettere cultura delle donne: i nostri progetti. Incontro di lavoro
8 marzo 1989, presso il Centro di Documentazione delle Donne, Via Galliera 8.

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