Proveniente da una famiglia ebraica olandese, femminista e pacifista, fu protagonista del movimento internazionale delle donne negli anni ’20 e ’30 del Novecento. Ma accanto a tutto questo, un legame specifico ci unisce come centro, biblioteca e archivio alla sua eredità politica e simbolica.

Rosa Manus volle curare storia e memoria di quel movimento, perché altre generazioni potessero raccoglierne il testimone. Fondò così ad Amsterdam, nel 1935, l’International Archive for Women’s Movement.
L’occupazione nazista dell’Olanda, nel maggio del 1940, segnò la cancellazione di quel luogo di storia e memoria delle donne. Libri e carte furono sottratti, mentre Rosa veniva arrestata per la sua origine e per le sue idee. Imprigionata, fu portata a Berlino e poi a Ravensbruck.

Sulla sua fine si accavallarono le testimonianze, ma dal momento che più nulla sappiamo del suo destino dopo la sua presenza nel campo di concentramento di Ravensbruck, si può dire che morì a Bernburg, nell’azione di eliminazione, attraverso il gas dei malati, dei deboli, dei vulnerabili, nel marzo del 1942.
Ma la sua impresa di storia e memoria non finì: la cancellazione fu temporanea, l’IIAV risorse dopo la guerra, si rinnovò negli anni ’70 e parte di quel materiale disperso fu recuperato. Ancora oggi, con il nome di
Atria, voor gendergelijkheid en vrouwengeschiedenis è tra le più importanti istituzioni di genere esistente in Europa e non solo.
Ad esso ci ispirammo quando, attraverso la convenzione tra l’Associazione Orlando e il Comune di Bologna, fu fondato, quasi quaranta anni fa il Centro delle donne con il suo #archiviodelledonne e la sua biblioteca.

Nella Biblioteca Italiana delle Donne potete trovare il libro “Rosa Manus (1881-1942)”, curato da Myriam Everard and Francisca de Haan (Brill: 2016).
Unica copia al momento presente nel sistema bibliotecario nazionale, il volume ricostruisce attraverso saggi, immagini, documenti, la vita di #RosaManus.