Le nostre potenti istituzioni preservano documenti e registrazioni per facilitare la nostra memoria collettiva. Questi sono i cosiddetti “archivi” delle storie tradizionali. Ma cosa succede ai materiali che non entrano mai negli archivi ufficiali? Che dire delle storie che raccontano quelle carte e quegli oggetti?

Questa mostra a cura della ricercatrice Chelsea Szendi Schieder, ha presentato tre archivi italiani che lottano per resistere all’oblio di storie troppo spesso cancellate: il Centro di Documentazione Cassero Flavia Madaschi, parte del più ampio Centro Cassero LGBTI+ di Bologna, nato dal principalmente movimenti per i diritti dei gay maschili della fine degli anni ’70 a Bologna, L’Archivio di storia delle donne di Bologna (Archivio di storia delle donne di Bologna), formato dal movimento delle donne della fine degli anni ’70 in Italia, L’Archivio delle memorie migranti (Archivio Memorie Migranti), che iniziò come un archivio di storie, racconti e testimonianze raccolte in una scuola nata per insegnare l’italiano a rifugiati e migranti a Roma.

Questi tre archivi italiani sono anche archivi attivi, legati a comunità che lottano per accedere pienamente alle società in cui vivono. Ciascuno è cresciuto (e sta crescendo) da un movimento sociale a nome di una comunità emarginata. Preservando il passato, esprimono anche l’aspirazione a un futuro più inclusivo.

La mostra invita il visitatore a esplorare le storie di questi tre archivi e le storie conservate da questi tre archivi. Invito inoltre il visitatore a pensare al proprio rapporto con il passato e il futuro, e a immaginare come ogni vita, ricca di contraddizioni, ogni comunità, piena di tensioni, costituisce la nostra esperienza umana collettiva.

La mostra Resisting Oblivion ha creato per un periodo limitato un luogo speciale in cui ospitare anche proiezioni di film, laboratori didattici, conferenze e gruppi di lettura, si è svolta da ottobre a novembre 2023 al Gender Center Gallery di Tokyo.

Foto della documentazione della mostra / Hana Yamamoto 2023


La mostra è resa possibile grazie al finanziamento dell’Istituto di ricerca economica dell’Università Aoyama Gakuin Borsa di ricerca a breve termine.